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Dicono de Il Sognatore…

Stefano Cassini – classe II B – Scuola Media Statale “Martinengo Alvaro” – Milano

Racconto ad un amico/a la mia esperienza di spettatore a teatro: impressioni, sensazioni e pensieri dopo la rappresentazione: “il sognatore”

Amica mia, sei gentile ad interessarti allo spettacolo che ho visto, ma preferirei non raccontarlo, perché non saprei dire nulla sullo spettacolo in sé. Però se ti accontenti di ascoltare le mie emozioni, forse, potrei dirti qualcosa.
Da come ci trattavano all’ingresso mi feci subito un’idea negativa del teatro, e, di conseguenza, dello spettacolo: aspettando prima in piedi e poi seduto; dentro di me ormai ribolliva una lenta, ma inarrestabile, collera, quando finalmente il sipario (che non c’era visto che quello più che un teatro sembrava una cantina) sembrò alzarsi; comparve un omino buffo, dal fisico tarchiato e lo sguardo perso nel vuoto.
Inspiegabilmente posò lo sguardo su di me ed io, preso alla sprovvista, non saprei come spiegarlo, abbassai gli occhi, perché aveva guardato proprio me? Come mai? Questa volta mi decisi e rialzai lo sguardo: lui era ancora là; ed i suoi occhi sembravano essere continuamente fissi su di me.
A questo punto la mia rabbia e la mia spensieratezza si scontrarono e fu allora che la sfida iniziò. Lui attaccava cominciando a parlare e cercando di intrappolarmi in quel suo mondo strampalato; io rispondevo tentando di ritornare coi piedi per terra.
Ben presto mi accorsi però che la lotta era impari, l’attore era troppo bravo, quindi mi lasciai andare.
Con il corpo, attraverso le minime sensazioni fisiche  che mi rimasero, riuscii a capire che ero ancora lì, nel teatro, ma con la mente ormai viaggiavo in un altro mondo.
Mi sembrava quasi di essere un elastico, poiché con un’estremità ero incollato alla sedia e dall’altro capo c’era l’attore, che mi tirava per portarmi nella storia, finché l’elastico si spezzò.
Ero immerso nel mondo del protagonista! Ormai mi ritrovavo sul palco, no anzi, mi ritrovavo nel pensiero dell’attore: sotto ai miei occhi la storia scorreva come un film muto e in bianco e nero. Poi man mano acquistava i colori e l’audio, ed addirittura mi sembrò di riuscire a percepire i cinque sensi.
In seguito a questa situazione riuscii poi a condividere con l’attore le emozioni che caratterizzavano la storia sentii come lui malaticcio o spaventato, triste o pieno di gioia, ormai la rabbia che era in me era scomparsa completamente, per lasciare il posto a tutte le situazioni possibili ed immaginabili che si ripetevano ad un ritmo sempre più veloce. Tutto ciò, finché mi sembrò di essere stato colpito all’improvviso da un pugno poderoso. Ero ritornato con la mente nel mio corpo e lo spettacolo era finito: mi sembrava che la stanza girasse lentamente su sé stessa. Saltai in piedi e mi accorsi che quasi non mi reggevo sulle gambe.
La sensazione di spossatezza aumentò e dovetti mantenere l’equilibrio appoggiandomi al bracciolo della sedia: mi sentivo veramente come se fossi stato investito e mi dispiacque che lo spettacolo fosse finito.
Rialzai lo sguardo e non vidi scenografie o simili: come aveva fatto quel solo attore a farmi vedere tutti quei bei paesaggi, tutti quei luoghi senza neanche uno sfondo alle spalle? Capii allora quanto l’attore fosse bravo, perché all’inizio ho opposto resistenza, perché?
Sarei rimasto imprigionato più a lungo in quel mondo così strampalato, ma in grado di farmi felice.
Ero ancora immerso nei miei pensieri quando sentii la voce della mia professoressa che mi richiamava; quindi, a malincuore, con un ultimo saluto dovetti lasciare quel luogo, non di divertimento ma di simpatia, non vecchio e cadente, ma in grado di farmi sognare.


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