Dicono di Giungla …
SUSI GABELLINI Verdello 10 luglio 2025
“Che spettacolo meraviglioso ieri sera a Verdello andato in scena grazie al deSidera Teatro Festival! Una fiaba potente e attuale interpretata magistralmente dal grandissimo Roberto Anglisani dal titolo “Giungla”.
Lo spettacolo, già di per sé geniale, si ispira, al libro della giungla di Kipling ma, la giungla narrata da Roberto non è la stessa…È la caotica e insidiosa stazione centrale di Milano, nel suo lato più oscuro, quello popolato dal degrado, dalla criminalità, da bande di ragazzini invisibili, sfruttati, soli.
E Roberto, nel raccontarci questa storia, ci incanta tenendoci per oltre un’ora, sospesi ad ogni singola parola della sua narrazione! Lo fa con delicatezza, con poesia, con verità…
Personalmente ho vissuto con lui ogni momento di quel racconto, ho potuto vedere ogni immagine da lui descritta, ho respirato con lui ogni odore di quel luogo, ho patito e pianto con lui di fronte alla malvagità dell’essere umano.
Spontaneo l’infinito applauso finale del pubblico, commosso ed emozionato, all’immenso Roberto Anglisani.
Cervignano del Friuli, giovedì 27 marzo 2014, ore 8:45
Caro Alessandro,
sono a scuola e questo forse non è il momento opportuno per scrivere una lettera, ma sento un grande bisogno di raccontarti ciò che è accaduto in questi giorni. Sono sicuro che ti sarebbe piaciuto essere con me perchè so quanto ti appassionano i libri e gli spettacoli teatrali.
Con la mia classe e con l’insegnante di italiano un paio di giorni fa sono andato a teatro per assistere allo spettacolo “Giungla” di Roberto Anglisani. Non si è trattato del solito spettacolo con vari attori, scenografie, musica, ma sul palco c’era solo l’attore, senza costumi particolari, che raccontava la storia ed interpretava i vari personaggi. Ci hanno poi spiegato che questo, con termine tecnico, è chiamato “teatro di narrazione”. E’ stato uno spettacolo molto particolare ed emozionante che mi ha lasciato una ferita nel cuore e mi ha fatto riflettere sull’amara realtà. Il testo affronta un tema molto serio, importante, ovvero lo sfruttamento dei bambini che vengono acquistati nel paese d’origine e poi costretti, da trafficanti senza scrupoli, a rubare nelle grandi città.
La storia è ispirata ad un romanzo classico, “Il libro della giungla” di Kipling, ma è ambientata ai giorni nostri, nella stazione centrale di Milano, una vera e propria giungla urbana. Il protagonista della storia è Muli, un ragazzino di dodici anni originario dell’est che è stato venduto da suo zio per pochi soldi ad un trafficante di bambini, il terribile Shirkan, che l’ha portato in Italia. Il ragazzino e i suoi compagni vengono picchiati se non raggiungono quotidianamente, rubando, la quota giornaliera di denaro e vivono in una condizione di degrado. Un giorno Muli, stanco di quella brutta vita, decide di scappare e viene aiutato da vari personaggi come Baloon, un grasso barbone ex agente di borsa e Baghera, un’ex prostituta nigeriana che conoscono molto bene Shirkan e sanno quanto è malvagio. L’attore interpretava tutti i personaggi talmente bene che mi sembrava di vedere un film.
Il finale è stato molto commovente, ma non vorrei raccontartelo perchè ti ho comprato il libro che l’attore e un’altra attrice hanno tratto dallo spettacolo. Ti posso solo dire che Muli, alla fine, spinto ad agire dalla sua coscienza, si comporta da vero eroe e riesce a far catturare la banda, a sconfiggere Shirkan, ma… (lo scoprirai leggendo il libro).
Mi ha talmente colpito questa storia, così vera, che credo che ogni volta che vedrò una persona, soprattutto un bambino, che chiede l’elemosina, penserò che potrebbe essere Muli e non potrò far finta di niente. Tutti dovremmo fare qualcosa per fermare questo grave dramma perché un uomo e tantomeno un bambino non appartiene a nessuno e non può essere comprato, schiavizzato, sfruttato.
Questo spettacolo mi ha fatto ricordare un signore disabile che avanzava strisciando in una metropolitana di Parigi e ho pensato che forse anche lui era stato comprato ed era stato “usato” per far pena alle persone per la sua invalidità, o addirittura era stato reso disabile per trarne guadagno.
Ti devo salutare. Temo che la professoressa si sia accorta che sto scrivendo invece di ascoltare la lezione.
Non vedo l’ora di incontrarti per darti il libro. Spero, magari, il giorno del tuo compleanno visto che nella dedica l’autore ti fa proprio gli auguri.
A presto
Manlio
LETTERA DI UNA PROFESSORESSA SULLO SPETTACOLO “GIUNGLA”
Egr Sig: Anglisani,
sono una docente di religione cattolica in due scuole di Porretta Terme: il liceo linguistico e la scuola media inferiore. Le scrivo per esprimerLe la mia ammirazione per lo spettacolo “Giungla” tenuto al teatro Kursal dove ho accompagnato una classe seconda media. Devo confessarLe che non La conoscevo e sono rimasta affascinata dalla Sua capacità di “incantare” una platea di adolescenti e, un po’ La invidio, perché anche la lezione che a me può sembrare interessante, non cattura mai completamente la loro attenzione!!!
Oltre alla storia interpretata da Lei con straordinaria bravura e una non comune capacità di immedesimazione nei diversi personaggi, mi hanno colpito e fatto riflettere le Sue Parole finali. Lei ha concluso dicendo ai ragazzi che anche da adulti occorre conservare qualcosa della nostra fanciullezza per poter essere più leggeri. Grazie per queste parole che io condivido appieno, anche perché a volte, a scuola, si fanno “tragedie”e si discute sulle singole parole da inserire nelle griglie per le schede di valutazione dei ragazzi come se da frasi come “comportamento quasi sempre corretto” oppure “comportamento a volte scorretto” dipendessero le sorti del mondo o fosse in giocol’intera vita dei ragazzi e non soltanto un’opinione sul suo modo di comportarsi a scuola! A volte i panni dell’insegnante seriosa mi vanno stretti (aggiornamento sempre uguale, colloqui coi colleghi dove si finisce sempre
per parlare di lavoro ecc.) e, anche se il calendario dice che sono Sua coetanea, non ho perso la voglia di “giocare” e di ridere di me stessa… Siccome insegno e non lavoro in teatro, la mia giocosità non viene sempre compresa e viene scambiata con scarso impegno o eccessiva ingenuità.
Sono contenta di aver trovato Sue notizie e anche di aver avuto la possibilità di entrare in contatto, anche solo virtualmente, con Lei.
La ringrazio per l’attenzione La saluto con la speranza di poter assistere ancora ai Suoi spettacoli teatrali.Lorena Ferrarini
MilanoTeatri, recensione: “Giungla”
21 marzo 2018 Redazione Recensioni
“Giungla” di Roberto Anglisani e Maria Maglietta è uno spettacolo capace di interpretare a meraviglia l’arte del monologo: come detto nella presentazione che precede lo spettacolo stesso, infatti, l’aspetto particolare di questa interpretazione è la capacità di creare immagini vivide nella testa dello spettatore: Anglisani non si risparmia mai nel dettagliare l’aspetto fisico dei personaggi, interpretandone la voce, la posa e gli atteggiamenti.
Ispirato a “Il Libro della Giungla” di Kipling, questo spettacolo reinterpreta il classico traslandolo nella comunità di vagabondi e bambini sfruttati che popola la Stazione Centrale di Milano: alcuni personaggi vengono riproposti sotto altre forme, altri sono invece creazioni originali dei due autori, ma comunque lo spettacolo nella sua interezza riesce a recuperare alla perfezione le atmosfere esotiche dell’originale, aggiungendo comunque il proprio tocco speciale alla storia. Il protagonista è Muli, un ragazzo nato in un paese lontano e povero, orfano, e venduto dallo zio a Sher Kahn, losco individuo che sfrutta i bambini per guadagnare attraverso le rapine e l’elemosina: Muli cercherà di riscattare la propria condizione grazie all’aiuto del vagabondo Baloon, ex agente di borsa, e alla barista Baghera, fuggita dalla Nigeria e affrancatasi dal mondo della prostituzione.
La narrazione di Anglisani riesce a tenere sempre coinvolto lo spettatore, grazie alla capacità ammirevole dell’attore di calarsi nella parte, oltre al sottofondo sonoro sempre al passo con la narrazione (specie nel finale, dove l’armonia raggiunta da narrazione, trama e musica raggiunge risultati davvero interessanti).
Le tematiche principali dello spettacolo sono tratte da temi reali, Anglisani ha visitato il “deserto di binari” di cui racconta, e lo sfruttamento di bambini in condizioni disagiate è una notizia di cronaca purtroppo già sentita negli ambienti della stazione Centrale di Milano: uno dei meriti più importanti di “Giungla” è quello di saper affrontare questi temi senza ipocrisia né eccessi, creando un quadro credibile e molto interessante della situazione
Uno spettacolo assolutamente degno di nota, andato in scena il 20 marzo allo Spazio Teatro 89.Manuele Oliveri
PREMIO ENRIQUEZ MIGLIORE ATTORE TEATRO DI IMPEGNO CIVILE RAGAZZI E GIOVANI
Roberto Anglisani
È un attore che proviene dal “Teatro di Narrazione”, un teatro che trova in Anglisani uno dei maggiori interpreti. Questo spettacolo dal titolo “Giungla” vede in scena Roberto Anglisani che riesce a creare con la forza della parola e del corpo, un racconto emozionante dove le immagini si snodano come in un film d’avventura. Le capacità attorali di Anglisani emergono durante il racconto della vicenda in un crescendo di mimica e emissioni vocali capaci di rapire il pubblico e di portarlo con se fin dentro le viscere del racconto.
Sono un educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, collaboro con scuole e magazine culturali allenandomi alla scrittura. Nato cinefilo, sono diventato grande appassionato del palcoscenico: adoro lasciarmi incantare dal suono delle parole, dall’incontro degli sguardi e dal peso dei silenzi. Da anni seguo le stagioni ERT di prosa e teatroescuola 0-18 per presentazioni, interviste e recensioni. Prima dello spettacolo abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Anglisani: proprio una bella persona, di quelle con lo sguardo dritto, nitido, il volto sereno. Cosa c’entra con lo spettacolo Giungla che abbiamo poi visto in scena in quel di Buttrio? C’entra perché dentro l’interpretazione non c’era il mostrarsi o il mostrare, ma c’era il desiderio di comunicare, di far riflettere, di donarsi e donare proprio per mezzo di quello stesso sguardo sincero. Dicevamo: quattro parole prima dello spettacolo a discorrere di teatro e condividere il dubbio di alcuni sulla capacità di attenzione dei ragazzi (in questo caso delle secondarie di primo grado, nda) che sicuramente, come d’abitudine, “anche oggi creeranno un po’ di confusione”. E, invece … giuro che raramente ho assistito a uno spettacolo con un pubblico così silenziosamente attento e incollato al palco, come in questo racconto teatrale ispirato a Il libro della giungla di Rudyard Kipling. Merito di Anglisani che, sempre con lo sguardo in rivolto in platea, sviluppa una storia dove “non ci sono animali, ma solo bestie”. L’idea vincente dell’autore, Anglisani stesso, è stata quella di asciugare lo spirito sensibile ed esotico del romanzo originale e ambientare la storia nell’oggi, alla Stazione Centrale di Milano. Anglisani porta in scena, con grande fluidità, un racconto partecipe, ma delicato, fatto solo di parole, voce e gesti, che avvolge gli spettatori e s’impreziosisce di una realistica ruvidità dove le descrizioni – “Baghera era una donna di colore prosperosa con le treccine che scendevano sul seno e le labbra come il pane” – hanno spessore e densità quanto le azioni di una storia attualissima fatta di soprusi, violenze, ricatti che sfociano nel loro contraltare: affetto, amicizia, ideali. Un filo che Anglisani riesce a mantenere sempre teso, senza orpelli né artifici – spoglia la platea, semplici le luci e rari i momenti sonori/musicali: il bellissimo folk-blues, perfetto nella descrizione del bar di Baghera, luogo d’incontro e conforto di anime ferite e vagabonde; il coinvolgente finale accompagnato dagli archi – restituendo al meglio sia i momenti più intimi e dolorosi sia le scene di massa, come il finale di rivolta.
Anglisani ci rende partecipi di un’avvincente viaggio verso le opposte indoli dell’essere umano; un racconto-metafora incandescente che esalta il valore dell’amicizia, della lealtà e di una sconfitta che ha il sapore di una grande vittoria.
Omar Manini
Classe 3^B, Scuola Secondaria 1° grado di Vimercate, sede Don Zeno Saltini
La bellezza dell’immaginare può essere compresa con lo spettacolo teatrale “Giungla” di Roberto Anglisani e Maria Maglietta con le musiche di Mirto Baliani. Sebbene noi preferiamo costumi ricchi e scenografie, attraverso il teatro di narrazione – scelta espressiva con cui si rappresenta “Giungla” – si può immaginare ciò che si vuole, perché non ci sono scenografie, né oggetti di scena, solo un semplice sgabello nero come il fondale e un narratore. In scena c’è Roberto Anglisani che con il solo aiuto della parola e del corpo, ricrea un racconto dove le azioni che si possono immaginare hanno la stessa forza delle immagini di un film. L’ispirazione è quella del “Libro della giungla” di Kipling, ma la giungla questa volta è la grande stazione centrale di Milano, “con i sottopassaggi bui e umidi dentro cui si muove un’umanità ridotta in condizioni di vita bestiali, dove valgono regole di convivenza diverse, dove i valori vengono formulati in base al proprio tornaconto, dove la legge del più forte è ora più che mai un principio assoluto. In questo contesto “selvaggio”, Muli, il protagonista, troverà amici veri, due barboni, un uomo e una donna (Baloo e Bagheera) e una comunità d’immigrati, il branco dei lupi di Akela, che lo aiuteranno a compiere la sua missione: distruggere Sherekhan, il trafficante di bambini.” È una storia dal significato molto profondo che non termina con il classico finale “e vissero tutti felici e contenti”, ma, come più spesso accade nella realtà che spesso ci consegna eroi che non riconosciamo, con il ragazzo protagonista che perde la vita per salvare gli altri bambini e ragazzi sfruttati. È la bellezza del dono a riscattare gli uomini: “quando attingi a te stesso, allora sì che doni”. La bellezza del valore che Muli dà alla vita umana è paragonabile a una perla misteriosa che giace in fondo al mare. Narra una leggenda che questa perla non si può trovare navigando solo in superficie; Muli ne diventa il possessore perché sa immergersi profondamente, sa cogliere l’invisibile e dona questa perla di bontà agli altri.
A cura di Gloria Battistini e Stefania Beretta – tratto dalla presentazione dello spettacolo e dai testi di gruppo di Lisa Armstrong, Chiara Graziani, Marco Redaelli, Alessandro Spreafico; Giacomo Banfi, Simone e Stefania Beretta, Carmelo Luca Panasiti; Benedicta Bertelli, Manuel D’Angelo, Giorgia Delachi, Stefano Motta; Simone Bosisio, Gabriele De Sarro, Letizia Mari, Sara Emi Menaceur; Giuseppe Crea, Francesca Pasi, Alessio Rovelli, Maddalena Spada.